“Da Caporetto al Piave per servire l’Italia ora come allora”.

In ricordo dell’ Alpino di Albate Serafino Tagliabue

Per gli Alpini “Andare Avanti” significa chiudere la propria vita e salire al Paradiso di Cantore per incontrare le Penne Nere che già risiedono là dove non c’è né dolore, né sofferenza, né tribolazione, ma solo la gioia eterna che nasce dell’essere al cospetto di Dio Padre, autore delle montagne – e non solo di quelle - che Bepi de Marzi invoca nel suo canto “Signore delle Cime”.
Per gli Alpini “Andare Avanti” significa entrare nella porzione di quel luogo di beatitudine riservata alle Penne Nere di ogni tempo e di ogni terra, a formare la più grande compagine di Alpini da quando, nel 1872, il Capitano Giuseppe Perrucchetti maturò l’idea di costituirli per la difesa dei confini alpestri.
In questa realtà, infinitamente più grande della pur grande Associazione Nazionale Alpini, lo scorso 8 maggio è entrato a pieno diritto l’ Alpino albatese Serafino Tagliabue, Fino per gli amici, classe 1939.Persona semplice, umile, di poche – anzi – pochissime parole. La sua vita ha sempre rispecchiato quel proverbio che saggiamente recita :” … la semplicità era al principio del mondo, la semplicità sarà alla fine del mondo…”  e anche, pur inconsapevolmente, le parole del Dalai Lama:” …se la propria vita è semplice, si sarà contenti; la semplicità è determinante per la felicità; e per la felicità è essenziale avere pochi desideri nella vita…”.

Nessun’altra parola riesce a riflettere così fedelmente le abitudini di vita di Fino, nate dalla povertà tipica degli anni della Seconda Guerra Mondiale e consolidatesi in quelli immediatamente successivi, che gli hanno impresso nel cuore il marchio dei veri valori della vita, appunto la semplicità e l’umiltà. Ma oltre a queste virtù lui possedeva anche quella dell’ubbidienza e della bontà..” quando si obbedisce non si sbaglia mai…”  ha scritto Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; e Fino ha sempre manifestato  la “buona sudditanza”  sia verso i Capigruppo succedutesi nel tempo quando gli chiedevano un impegno, sia verso i suoi “compagni di servizio”; sempre però “mugugnando” come fanno tutti gli Alpini perché non è mai esistito, e mai esisterà sulla faccia della terra, un Alpino che esegua un ordine senza prima brontolare. Ma quanto hanno fatto gli Alpini, prima in guerra e poi in pace brontolando in continuazione? Fino borbottava qualcosa tra i denti, sottovoce, ma subito dopo si metteva di buona lena a svolgere l’incarico affidatogli. Anche per questo lo ricorderemo come un “operatore di pace” tanto umile era il suo modo di vivere all’interno del Gruppo Alpini. Ma poi è subentrata la malattia, una di quelle malattie dalle quali non si esce se non per salire al Paradiso di Cantore; e Fino, in tutto il periodo di infermità, ha potuto godere dell’affetto e dell’amore dei suoi cari che lo hanno assistito fedelmente fino all’ultimo minuto di vita.
Caro Fino; mentre tu stai iniziando una nuova vita con gli Alpini di Albate che ti hanno preceduto nel luogo della beatitudine eterna; noi continueremo a ricordarti per tutti quei valori di semplicità e umiltà che hai voluto donarci e che, nel tuo ricordo, dovranno diventare esempio da seguire. Grazie!
Alla cara Luigina, a Laura e Mauro, il senso del cordoglio più sincero unito ad una preghiera di suffragio
Gli Alpini del Gruppo di Albate