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In ricordo di Giacomo Cazzaniga, Alpino dal cuore d’oro

“Molte persone che danno poca confidenza e sembrano prive di cordialità, spesso nascondono un animo buono e un cuore generoso”.  
Caro Giacomo, non sappiamo chi è l’autore di questa affermazione; ma siamo certi che tu ne sei stato un esempio straordinario.
Il tuo carattere burbero, talvolta scontroso e testardo, nascondeva sempre un animo aperto e generoso non solo verso chi ti dimostrava amicizia, ma anche verso quelli che erano in disaccordo con il tuo modo di interpretare i fatti della vita.
Più volte il tuo animo sensibile ti ha fatto commuovere di fronte a eventi o notizie cariche di tristezza; e tu vivevi con spontaneità queste emozioni, senza nasconderle, perché nascevano da un cuore semplice e nobile.
In questo momento che ci vede riuniti per l’ultimo saluto, è impossibile ricordare i quarant’anni che abbiamo vissuto insieme nel Gruppo Alpini di Albate e gli altri che hai dedicato per tua generosa scelta alla Protezione Civile Alpina; sono molti, troppi i momenti di vita che dovremmo ripercorrere.
Possiamo solo rivolgerti il più sincero ringraziamento per tutto quello che hai fatto e chiederti di salutare gli Alpini di Albate che, prima di te, sono saliti in quell’angolo di Paradiso a voi dedicato. Ciao Giacomo, Alpino dal cuore d’oro.
Queste sono le parole con le quali gli Alpini del Gruppo di Albate hanno salutato lo scorso 22 febbraio il socio Giacomo Cazzaniga, classe 1944, artigliere da montagna del Gruppo Bergamo di stanza alla caserma Druso di Silandro in val Venosta. E qui, in questo luogo che, ai tempi della naja di Giacomo non trovava posto sulle carte geografiche tanto era lontano dal mondo conosciuto, è successo un evento che in parte ha modificato la sua vita. Per capire dobbiamo rifarci a una frase famosa che, in un’unica battuta, indica certe assurdità del servizio militare dove l’unica cosa dritta è il manico del badile che invece deve essere storto…
Il perché di questa affermazione è presto detto: Giacomo nella vita civile era meccanico di tessitura; arrivato che fu in caserma fu nominato cuoco e sbattuto in cucina!
Ma per fortuna, dopo una quindicina d’anni, questa scelta si rivelò azzeccata perché il buon Giacomino, iscrittosi al gruppo di Albate alla fine degli anni ’70, ne divenne uno dei più rinomati cuochi. E quando il gruppo dovette affrontare a più riprese costi non indifferenti per la ristrutturazione della sede lui era sempre in prima linea, con i suoi altrettanto bravi aiutanti, per fare in modo che il reddito della cucina evitasse lo svuotamento della cassa del gruppo.
Giacomo: un Alpino da cuore d’oro! Nonostante la scorza del suo carattere spesso impenetrabile, il suo modo burbero di rapportarsi e la testa dura che spesso gli impediva di discutere e di ricevere consigli.
Ma il suo cuore non aveva limiti alla generosità, alla comprensione, al rispetto e alla commozione. Più e più volte lo abbiamo visto piangere per le emozioni che qualche evento, triste o meno triste che fosse, arrivavano dritte al suo cuore!
E allora vengono in mente alcune frasi famose per “dipingere” il suo carattere. Ha detto Eleanor Roosvelt – una delle First lady americane:”…per trattare te stesso usa la testa, per trattare con gli altri usa il tuo cuore”. E Antoine de Saint Exupéry - autore del Piccolo principe:”…si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Negli ultimi tempi, forse a causa della salute, aveva in parte rinunciato all’amor proprio; capitava ogni tanto di vederlo un po’ dimesso, trascurato, la barba non tagliata…ma se qualcuno gli avesse fatto osservazione, anche la più blanda, non avrebbe ottenuto in risposta che un brontolamento o, il più delle volte, una parolaccia (??); ma non c’era da meravigliarsi, era fatto così.
Caro Giacomino, sarà impossibile dimenticarti perché ogni Alpino che ha voluto bene al proprio gruppo e all’Associazione come tu hai fatto, lascia un segno intangibile. E questa è una delle peculiarità più evidente degli Alpini: quella di non dimenticarsi mai di chi è andato avanti perché la nostra frase aiutare i vivi ricordando i morti -.coniata nei tempi dolorosi del terremoto in Friuli - esprime l’invito a chi rimane a continuare a fare del bene anche nel tuo ricordo e nel ricordo di chi, prima di te, ha raggiunto il Paradiso di Cantore.