“Da Caporetto al Piave per servire l’Italia ora come allora”.

In ricordo di Lorenzo Mottin

Quando, in età giovanile, Lorenzo Mottin lasciò con la sua numerosa famiglia la provincia di Vicenza e approdò a Como in cerca di maggior sicurezza economica, egli si portò appresso tutte le peculiarità caratteriali delle genti venete: l’operosità (non sen boni de star fermi…), la determinatezza (fin nò che non se rivà a la fine i va vànti…),  la voglia di lavorare e di produrre (faso tuto mi…), lo spirito di dedizione, il senso del dovere e un esemplare attaccamento alla famiglia. Tutte caratteristiche positive che, col trascorrere del tempo, hanno portato i veneti ad essere riconosciuti come esempio di gran lavoratori non solo in Italia ma in tutto il mondo. E come avrebbe potuto Lorenzo sottrarsi a questo “destino” connaturato al dna dei suoi conterranei di origine? E infatti non se ne è mai liberato; la sua vita è stata un susseguirsi ininterrotto di attività: dalla famiglia al lavoro, dalla partecipazione all’associazionismo professionale – gli artigiani - a quello della grande passione personale - gli Alpini, dalla presenza fattiva in parrocchia alle attività sportive, essendo lui – tra l’altro - grande appassionato dello sci. Sempre generoso, sempre disponibile ad aiutare chiunque e dovunque. Dal punto di vista professionale ha, sin da giovane, lavorato nel settore del vetro, dapprima con un socio, poi da solo; lavorava con ardore e passione; quella passione che la figlia Manuela acquisì in modo del tutto naturale e che ha permesso di trasformare l’azienda paterna in una bottega d’arte.Basti pensare al bellissimo logo in vetro artistico del Gruppo Alpini di Albate, posto all’ingresso della sede che è un’ opera con il marchio Mottin; e a quell’altra bellissima rappresentazione dello Spirito Santo – anch’essa realizzata in vetro artistico – che fa bella mostra di sé sopra l’ altar maggiore della chiesa parrocchiale di Albate dedicata a sant’ Antonino Martire.
Ma la vita di Lorenzo e della sua amatissima Luisa - anch’essa trasferitasi dal sud alla ricerca di un lavoro – non è stata facile. Almeno due eventi dolorosi l’hanno caratterizzata: la lunga malattia e la morte della figlia Patrizia (Patty); la malattia e la morte del genero Paolo. Due situazioni che avrebbero messo in ginocchio una qualsiasi famiglia, ma non quella di Luisa e Renzo: essi, una volta saputo che le cure mediche - anche quelle più avanzate – non avrebbero prodotto guarigione alcuna, sono stati capaci di sostituirle con un amore smisurato fino all’ultimo minuto di vita dei due amatissimi congiunti. Un bellissimo e raro esempio di accettazione della sofferenza in un mondo nel quale è sempre più di moda la cura spasmodica della bellezza del corpo; e la malattia, quando arriva, è vista come un fastidio da allontanare e dimenticare il prima possibile.
Carissimo Renzo; la tua presenza nel Gruppo Alpini di Albate, è sempre stata caratterizzata dalla “irruenza” tipica del carattere veneto; quando c’era da prendere una decisione tu eri sempre il primo a rispondere che quella tal cosa si doveva fare e si doveva fare il fretta perché il tempo è prezioso e non deve essere sprecato. E questo tuo modo di manifestare il carattere è sempre stata l’essenza del tuo vivere.
Ci mancherà il tuo esempio “   fin nò che non se rivà a la fine i va vànti…” perché è grazie anche alle persone come te che i Gruppi Alpini non si fermano mai e vanno avanti imperterriti di fronte a qualsiasi difficoltà..
L’esempio che ci hai lasciato non andrà perso; magari con minor irruenza, magari con minor dinamismo visto che l’età avanza inappellabile per tutti. Ma una cosa è certa: tu nel Gruppo Alpini di Albate hai lasciato un segno; un segno di laboriosità, di impegno e, soprattutto, di quella convinzione che spesso diventa cocciutaggine, di fronte alla quale non esistono alternative. Ma tutto ciò succede perché dal cuore nasce spontaneo il sentimento della generosità, della disponibilità, dell’aiuto disinteressato verso i meno fortunati.
A noi non resta che metterci d’impegno e ricordarti nel modo che, ne siamo certi, era ed è nei tuoi desideri. Solo così la tua memoria rimarrà sempre viva e aiuterà il Gruppo ad affrontare il non facile futuro associativo.
Alla carissima Luisa, alle figlie Manuela e Tiziana, agli amatissimi nipotini Giulia e Marco e a tutti i parenti, vada il deferente, sincero e affettuoso pensiero di tutti gli Alpini di Albate, unito ad una preghiera di suffragio.

Gli Alpini del Gruppo di Albate