“Da Caporetto al Piave per servire l’Italia ora come allora”.

99° Anniversario della Vittoria dell'Unità Nazionale e delle FF.AA

 

4 Novembre. Ancora una volta davanti ai nostri Caduti.

Noi Alpini, senza enfasi né trionfalismi, sentiamo il Dovere di ricordare questa giornata , che ricorda i Sacrifici di tanti Italiani a la ricordiamo davanti ai nostri Monumenti che suggellano il sacrificio dei nostri Caduti. Caduti che per noi non hanno nessun colore di appartenenza di nazione religione o politica ma solo accomunati dalla loro tragica fine.
Continuiamo a ricordarli da sempre perché questo ci è stato insegnato sin da ragazzi a scuola dai nostri insegnanti , ed ancora dai nostri Nonni che questa tremenda tragedia l’hanno vissuta in prima persona.
E quale migliore esempio allora se non accompagnare in questo ricordo i futuri giovani Cittadini che frequentano le nostre scuole?
E’ questa è stata l'intenzione che ci ha spinti a cambiare la celebrazione del 4 novembre che da anni veniva organizzata la prima domenica successiva alla data di ricorrenza , organizzando il corteo al Monumento  dopo la S. Messa parrocchiale festiva.
Abbiamo deciso, crediamo positivamente, di coinvolgere i nostri ragazzi delle scuole , scelta approvata unanimemente dagli insegnanti dell' Istituto comprensivo Como Albate.
Da parte nostra un ringraziamento a chi ha voluto essere presente in questa commemorazione.

Il discorso del Capogruppo Giampaolo Bergna


Buongiorno. Un saluto alle autorità civili, militari e religiose, un saluto agli alunni e docenti delle Scuole Dalmazio Birago e Guglielmo Marconi,  un saluto alla popolazione ed agli alpini. Il 4 novembre in Italia è un giorno di Memoria tra i più importanti; è un giorno annoverato tra le Feste Nazionali anche se si va a scuola, anche se si va al lavoro e anche se non è segnato in rosso sul calendario. E’ il giorno nel quale ricordiamo l’Unità Nazionale e le Forze Armate e la contestuale memoria dei caduti per la Patria; una ricorrenza un tempo molto sentita; oggi – purtroppo – troppo poco ricordata. La celebrazione del 4 novembre – così veniva chiamata fino a qualche decennio orsono - fu istituita nel 1919 per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale che per noi italiani ha significato la Vittoria con la riconnessione al territorio nazionale delle terre irredente di Trento e Trieste. E’ l’ unica festa nazionale che abbia attraversato ininterrottamente decenni di storia italiana: prima l'età liberale, poi quella fascista per giungere fino all’ Italia repubblicana.
Ho accennato poco fa alla Vittoria del 1918 che è stata possibile grazie agli immensi sacrifici fatti da migliaia e migliaia di giovani alcuni dei quali, nati nel 1899 e chiamati pertanto “ragazzi del ‘99” erano poco più che diciottenni quando furono chiamati alle armi. Una Vittoria che costò all’ Italia 651.000 militari Caduti e 589.000 civili morti, oltre a migliaia di feriti e di mutilati; molta parte del territorio nazionale distrutto, un’economia devastata che ha costretto altre migliaia di
italiani ad emigrare all’estero in cerca di lavoro. Insomma: una Vittoria che, al di là del semplice risultato geopolitico, ha lasciato l’Italia disfatta, povera e in buona parte annientata.  
Da quella situazione di 99 anni fa nasce un monito per tutti “ Mai più guerre” ; e a questo proposito è doveroso ricordare le parole del Papa di quel tempo: Benedetto XV che, fermissimamente contrario alla guerra, più e più volte ebbe a gridare “…con la pace niente è perduto, con la guerra tutto può esserlo…” Un doloroso grido rimasto inascoltato.
Noi abbiamo però un dovere sacro: quello di ricordare e fare Memoria di tutti i Caduti,  in modo particolare di quelli di Albate i cui nomi sono riportati sulle lapidi del Monumento - davanti al quale in questo momento stiamo sostando - e quello di Trecallo.
A questo proposito, nell’ambito del concorso indetto a livello nazionale dalla nostra associazione “Il milite non più ignoto” mi piace ricordare il brillante lavoro di ricerca effettuato nell’anno scolastico 2015/2016 dai ragazzi di terza media che hanno svolto ricerche sui nomi qui incisi scoprendo cose interessanti. E tutte le volte che passiamo davanti a questi segni di Memoria, ricordiamoci di indirizzare un pensiero gentile, un ricordo; fermiamoci un istante a leggere un nome, non limitandoci alle sole lettere che lo compongono, ma nella consapevolezza che quei segni rappresentano mamme, padri, figli, fidanzate e tutti quegli  affetti più cari che la guerra ha distrutto e quel Caduto
non ha più potuto incontrare.         W l’ Italia